Schizofrenia

Dall’etimologia greca schizofrenia significa mente scissa/divisa. Il suo quadro sintomatologico è diffuso e compromette globalmente il comportamento, le emozioni e le cognizioni (percezione, pensiero, linguaggio, creatività). L’età di insorgenza della schizofrenia è compresa tra i 15 e i 54 anni. Indicativamente può seguire tre prognosi:  remissione completa della sintomatologia; aderenza ad un trattamento a lungo termine (con riabilitazione funzionale alla quotidianità); cronicizzazione della sintomatologia (ciò che provoca i maggiori disagi, soprattutto in ambito relazionale).

Come si manifesta?

Nella maggior parte dei casi, formulare diagnosi precoce di schizofrenia è reso difficile  dalla sua insorgenza subdola: l’esordio non è quasi mai evidente e prevede una comparsa di segnali lenta e progressiva. La comparsa di sintomi molto vicini a quelli della depressione (senso di disperazione, chiusura in sè, isolamento, perdita di interesse per le attività quotidiane), accompagnati da elevata sospettosità nelle relazioni e da manifestazioni allucinatorie e/o deliranti, giungono all’attenzione dei familiari che si allertano e si rivolgono ai servizi sanitari. In realtà, identificare precocemente e correttamente la schizofrenia sarebbe molto importante, dato che un intervento terapeutico precoce risulta più efficace per il successo del trattamento.

I sintomi tipici della schizofrenia possono essere utilmente  classificati in:

  1. Sintomi positivi (o produttivi) che comprendono i deliri (pensieri e convinzioni assolute ed incontestabili dal punto di vista del paziente, ma prive di una base reale; esempio: idea di possedere poteri paranormali), le allucinazioni (percezioni di stimoli del tutto irreali; esempio: udire voci) e i disturbi del pensiero (tangenzialità, furto del pensiero, influenzamento del pensiero, pensiero dissociato, neologismi, insalata di parole).
  2. Sintomi negativi che comprendono l’anedonia (mancanza di emozioni/interesse/desiderio verso le relazioni, abulia, isolamento sociale e apatia), la catatonia (totale immobilismo e mutismo fino alla condizione estrema della catalepsia, per cui è possibile spostare le membra del paziente senza che opponga resistenza, o aggressività incontrollabile) e i disturbi dell’affettività (appiattimento affettivo, autismo, ambivalenza).

Secondo il Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM IV) si pone diagnosi di schizofrenia se:

“Sono presenti due (o più) dei seguenti sintomi caratteristici, ciascuno presente per un periodo di tempo significativo durante un periodo di un mese (o meno se trattati con successo): deliri / allucinazioni / eloquio disorganizzato / comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico, bizzarrie comportamentali, manierismi, posture / sintomi negativi”.

Inoltre la schizofrenia può declinarsi in quattro sindromi in relazione alla prevalenza di alcuni sintomi sugli altri:

  1. Paranoide-allucinatoria  (prevalenza di deliri ed allucinazioni, ed esordio in età adulta)
  2. Catatonica (prevalenza di sintomi catatonici, con possibilità di deliri e allucinazioni)
  3. Ebefrenia (prevalenza di comportamenti superficiali, ad esordio precoce e prognosi sfavorevole)
  4. Semplice (perdita progressiva dell’impulso all’iniziativa, calo del rendimento e riduzione delle relazioni umani fino a sviluppo completo; evoluzione lenta, ma non drammatica, prognosi negativa)
Le ipotesi sulle cause

Diverse sono le cause, ma è dimostrato che la schizofrenia correla stabilmente con alcuni fattori di rischio che sono alla base delle tre ipotesi più favorite:

Biochimica basata su un’alterazione neurotrasmettitoriale (e.g. un’eccessiva attività della dopamina porterebbe ai sintomi più gravi della schizofrenia); tuttavia questa rimane ad oggi un’ipotesi, poiché non è ancora chiaro se l’eccessiva attività della dopamina sia una causa o una conseguenza della malattia.

Vulnerabilità genetica basata su predisposizioni genetiche associate all’azione di elementi esterni stressanti (ambienti di vita e condizioni esterne), come grilletti che danno avvio al meccanismo della schizofrenia; tale ipotesi è attualmente la più favorita.

Ambiente sociale basata sull’osservazione del fatto che la malattia si presenta prevalentemente nelle fasce meno agiate della popolazione e con basso livello culturale; ad oggi rimane ancora aperta la questione della causa-effetto.

Trattamenti

La psicoterapia individuale con CBT fa leva sulle risorse integre del soggetto, valorizzandone i punti di forza e favorendo l’integrazione nel contesto sociale di appartenenza. Combatte lo stigma e l’isolamento. Per perseguire tali obiettivi si agisce su più versanti parallelamente: il paziente viene aiutato ad identificare le sue interpretazioni errate della realtà (modificare alcuni schemi mentali ed emotivi disfunzionali) e a modificare i propri comportamenti (esercizi e rinforzo positivo); paziente e famiglia vengono educati sulla malattia (identificare i segni precoci di crisi per poter provvedere tempestivamente con interventi farmacologici e psicologici); si avanza una richiesta di collaborazione da parte di tutti, il che permette di identificare ostacoli e promuove la ricerca collettiva di soluzioni (tecnica del problem solving); si insegnano le regole essenziali di comunicazione (training di assertività); si guida il paziente ad esercitare le competenze sociali e lavorative favorendo l’autonomia nelle abilità quotidiane (cura personale, autonomia economica).

La terapia individuale con CBT può essere favorevolmente affiancata dalla terapia di gruppo che  punta al recupero di capacità sociali in disuso, lavorando  sulla condivisione di vissuti circa problemi simili. Infine il trattamento farmacologico è oggi ritenuto indispensabile (es: farmaci antipsicotici, farmaci di prima generazione e i farmaci atipici: clozapina, risperidone ecc.).