Disturbi Sessuali e della Identità di Genere
disturbi identità sessuale

Tecnicamente i disturbi sessuali sono distinti in tre categorie (DSM IV TR, 2001):

  1. Disfunzioni  sessuali: sono caratterizzate da un’anomalia del desiderio sessuale e delle modificazioni psicofisiologiche tipiche della reazione sessuale. Ciò causa notevole disagio e difficoltà interpersonali. Appartengono a questo gruppo: mancanza del desiderio, avversione sessuale, i disturbi dell’eccitazione (mancanza di eccitamento nella donna e carenza o mancanza dell’erezione nell’uomo), i disturbi dell’orgasmo (femminile, maschile ed eiaculazione precoce), disturbi da dolore sessuale (dispareunia e vaginismo). Le disfunzioni sessuali possono essere anche dovute ad altre condizioni mediche, indotte da sostanze o non essere altrimenti specificate.Il terapeuta escluderà, dunque, tra le possibili cause, la presenza di disfunzioni organiche, promuovendo accertamenti medici specifici, andrologici o ginecologici, e approfondendo personalmente con il colloquio. Qualora la funzionalità fisica degli organi risulti soddisfacente, il problema sarà affrontato sul piano psicologico, analizzando cause attuali o pregresse del fenomeno disfunzionale. Spesso, una buona psicoterapia cognitivo-comportamentale permette di superare questo tipo di problemi.
  2. Parafilie: costituiscono deviazioni dal normale oggetto sessuale ed includono esibizionismo, feticismo, frottuerismo, pedofilia, mosachismo e sadismo sessuale, il feticismo di travestimento, il voyeurismo, la coprofilia, la parafilia non altrimenti specificata ed altre ancora. Tra queste forme, alcune costituiscono condotte perseguibili dalla legge, poiché possono comportare, la manipolazione della volontà altrui o il coinvolgimento di persone minorenni e/o non consenzienti. La terapia per le parafilie è orientata al favorire la motivazione, a gestire la negazione, elicitando empatia verso la vittima, insegnando a considerare le parafilie come un segnale di avvertimento che richiede azioni immediate,  ridurne il carattere gratificante, individuare le strategie di coping, sottolineando l’importanza dell’ autogestione.
  3. Disturbi dell’identità di genere: indicano intensa e persistente identificazione con il sesso opposto, associata a difficoltà di accettare l’appartenenza al proprio genere sessuale. A tale proposito si parla di “identità di genere” riferendosi alla percezione che l’individuo ha di sé come maschio e come femmina; di “disforia di genere” denotando intensi e persistenti sentimenti di disagio per il proprio sesso, accompagnati dai desideri di possedere il corpo dell’altro sesso e di essere considerato dagli altri come un membro dell’altro sesso; di “orientamento sessuale” riferendosi all’attrazione erotica verso i maschi, le femmine o entrambi. Questi disturbi hanno un esordio precoce, fin dalla fanciullezza, quando si manifestano con un disgusto per i propri caratteri sessuali distintivi, ed un rifiuto profondo della propria mascolinità o femminilità. In questi casi l’intervento psicoterapeutico risulta efficace nella direzione di un accertamento clinico dell’esistenza del bisogno profondo di affrontare una trasformazione sessuale definitiva, intervenendo chirurgicamente e/o con trattamenti ormonali (fase preparatoria pre-operazionale) e  necessaria per l’integrazione psicologica di un corpo ricostruito con l’identità di genere soggettivamente percepita (fase riabilitativa post-operazionale).