Disturbi di Panico (DAP)

Il disturbo di panico rientra tra i disturbi di ansia.
Per definire l’esistenza di un disturbo di panico è necessario il verificarsi di ricorrenti attacchi di panico inaspettati. L’attacco di panico consiste nella comparsa improvvisa di intensa paura e forte disagio, caratterizzati da quattro o più sintomi dei 13 di seguito elencati, che raggiungono il loro picco massimo in pochi minuti e che sono destinati a scemare successivamente. I 13 sintomi peculiari dell’attcco di panico si distinguono in sintomi fisici (1.palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia, 2. sudorazione, 3. tremori fini o agrandi scosse, 4. dispnea o sensazione di soffocamento, 5. dolore o fastidio al petto, 6. dolore o fastidio al petto, 7. nausea o disturbi addominali, 8. sensazioni di vertigine, instabilità, testa leggera o svenimento, 9. brividi o vampate di calore, 10.parestesie, sensazioni di torpore o formicolio) e in sitomi cognitivi (11. derealizzazione – sensazione di irrealtà – e depersonalizzazione -essere distaccati da se stessi -, 12. paura di perdere il controllo o di “impazzire”, 13. paura di morire). Il disturbo di panico colpisce più spesso le donne rispetto ai maschi (con un rapporto di circa 2:1) e l’età media di insorgenza è tra i 20 e i 24 anni.

Quali sono le conseguenze?

L’attacco di panico genera una sensazione di allerta fisica che porta a temere che il proprio corpo possa stare male da un momento all’altro. La percezione di imprevedibilità dell’attacco di panico rende la persona insicura e preoccupata rispetto alle situazioni che affronta. Tale stato di tensione generale porta ad assumere specifiche condotte per evitare il pericolo, ma tali condotte, chiamate condotte di evitamento, limitano la vita quotidiana (nei casi più gravi non si esce più di casa). Esempi di condotta di evitamento: evitare le situazioni percepite come pericolose (luoghi aperti o chiusi, affollati, alti..), fuggire dalla situazione temuta. A tali comportamenti si accompaganano spesso anche i comportamenti di rassicurazione, esempio: aprire una finestra per la paura di soffocare, portar con sé farmaci. In seguito ad un primo DAP, si sviluppa il timore di sperimentarne uno nuovo: si innesca così un circolo vizioso. Ad esempio, durante la guida ci si può domandare: “Che cosa succederà se avrò un altro attacco di panico ora?”. Il pensiero scatena in noi la sensazione di essere in pericolo, quindi l’ansia, e le sensazioni fisiche di stare per sentirci male.

Trattamenti

La CBT è molto efficace nella cura dei DAP. E’ stato dimostrato che interventi terapeutici di breve-medio termine sono efficaci per la gestione del disturbo nella maggioranza delle persone. Si interviene identificando i sintomi fisici caratteristici del panico, sfatando i falsi miti riguardo la loro pericolosità, facilitandone la comprensione ed esponendosi ad essi. Si individuano i pensieri disfunzionali legati alle situazioni che causano l’attacco di panico, e si ri-valutano con oggettività, affiancandoli a pensieri più funzionali e oggettivi. Si interviene, poi, sul piano delle azioni con un piano di esposizioni graduali alle situazioni evitate, dalle meno ansiogene alle più ansiogene, per rendere consapevole la persona della non pericolosità oggettiva di tali situazioni e della possibiità di riappropriarsi di aree della vita divenute inaccessibili a causa del disturbo.